Programma

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TI RACCONTO UN LIBRO 2017 – 2018
XVI EDIZIONE

INCONTRI CON L’AUTORE
I protagonisti della letteratura, del giornalismo, della cultura italiana ed internazionale presentano la loro produzione letteraria.

Incontri e letture ad alta voce per avvicinare ed appassionare alla lettura nel modo più diretto e semplice possibile, attraverso l’incontro con scrittori, narratori e poeti, creando così una comunicazione più immediata tra “chi scrive” e “chi legge”. La scelta di offrire incontri diretti con gli autori e la loro opera, senza la mediazione di critici o relatori, è un’ulteriore occasione per proporre l’iniziativa come laboratorio creativo.
dicembre 2017 – maggio 2018
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LEZIONI D’AUTORE
Percorsi di lettura e incontri nelle scuole con scrittori della nuova generazione.

“Se io offro un libro a un giovane, che suppongo significhi una persona con un certo margine di inesattezza su se medesimo, non mi interessa offrirgli un libro di insuperabile bellezza, quanto un libro che lo innamori…” così scrive Giorgio Manganelli, e le sue parole esemplificano lo scopo di questa proposta: promuovere la lettura tra i giovani partendo dai temi e dai modi di esprimersi a loro più vicini, come occasione per far comprendere che leggere e scrivere possono essere un importante momento di osservazione e di riflessione sulla realtà.
dicembre 2017 – maggio 2018
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LIBERI DI LEGGERE
Percorsi di lettura e incontri con l’autore negli istituti carcerari.

Come la poesia dà la musica ai tamburi delle tribù, così le parole aggiungono il suono, danno la libertà. Eugenio Montale.
In un luogo di restrizione come il carcere, dove tutto è scelto da altri, la scelta di un libro da leggere è un elemento importante.
La lettura diventa così un momento “di evasione e di libertà” ma anche un utile strumento per tenere viva l’intelligenza e per elaborare un nuovo senso della vita. La possibilità di interloquire direttamente con gli scrittori sarà l’occasione per affinare la capacità di lettura ed interpretazione.
dicembre 2017 – maggio 2018
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GIORNALISMO D’INCHIESTA
Incontri con esperti dell’informazione che affronteranno spinose tematiche di grande attualità.

L’immagine del giornalismo, quello vero, spesso è legata indissolubilmente al concetto d’inchiesta. Il giornalista è colui che prima indaga e poi racconta, è colui che scava, ricerca, è l’archeologo della notizia. Ma si fa ancora inchiesta al giorno d’oggi? O, meglio, chi fa inchiesta oggi? Sono pochissimi i professionisti della notizia che si lanciano in prima persona nella raccolta delle informazioni originali, con la ricerca personale delle fonti e con l’elaborazione di reportage unici e capaci di svelare aspetti del tutto inusitati del problema affrontato. È il giornalismo d’inchiesta, per molti, l’unico vero modo di essere giornalisti e non solo “funzionari dell’informazione”. Gli appuntamenti vedranno la partecipazione di giornalisti, fotoreporter, scrittori, video operatori, con incontri, dibattiti e presentazioni librarie.
dicembre 2017 – maggio 2018
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SCRITTI DI CUORE
L’amore e le parole per raccontarlo
ciclo di incontri a tema

La lettura e la scrittura sono elementi chiave per accedere alla conoscenza e producono importanti effetti sulla società “Scritti di cuore – l’amore e le parole per raccontarlo” nasce proprio dalla convinzione che leggere e scrivere siano attività sociali ancora prima che filosofiche o scientifiche perché producono esperienze condivise, incontri che suscitano altri incontri, generando un circolo virtuoso che ci pone gli uni davanti agli altri. Saranno le voci di autorevoli scrittori e giornalisti a raccontare le varie forme dell’amore, occasioni importanti per favorire anche quella nobile pratica ormai dimenticata dalla nostra società che è rappresentata dall’educazione sentimentale, intesa come insegnamento all’armonica e sana relazione con l’altro, qualunque sia la natura del rapporto umano che si coltiva.
maggio
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APPUNTAMENTO INAUGURALE
COME SE IO FOSSI TE
incontro con ANDREA CASCHETTO
“Non smetterò mai di viaggiare il mondo. E fra la gente, sentirmi a casa. Tutti dovremmo sentirci a casa sempre. Spogliarci dell’uniforme che indossiamo nel quotidiano e finalmente essere noi. Diversi l’uno dall’altro. È nell’abbraccio alla diversità che si consuma il futuro prossimo del mondo.”
Andrea Caschetto ha inaugurato la categoria dei viaggi necessari. Il suo è un turismo dell’anima, dove i luoghi sono le persone e le persone sono i luoghi. Andrea è un viaggiatore lento, perché serve tempo per ascoltare davvero le vite degli altri, per entrare in punta di piedi nelle esistenze, laddove la porta viene aperta, e con garbo accarezzarle e accudirle. E non crediate che questo tempo sia perso: prima o poi ritorna, in forme e sembianze mai uguali, ed è linfa per il mondo.
Questo viaggio nasce da varie necessità, che nell’ordine sono: esaudire il desiderio di una ragazza molto amata che ama l’Argentina ma non può andarci; imparare che la disabilità ha bisogno di manutenzione e non di cure, perché non è una malattia; e ancora, raccontare la straordinaria meraviglia della diversità, dando voce agli Invisibili. E allora via, lungo le strade dell’Argentina. Unica compagna, una sedia a rotelle, metafora del vivere disabile. Da usare per sedersi e per far sedere, per confidarsi e far confidare. Per raccontare storie e invitare a raccontarle. A proposito, la sedia ha un nome. Si chiama Azzurra, come la ragazza amata che ama l’Argentina e finalmente, con Andrea, ci è andata. Perché la realtà ha la forma che uno vuole darle. E i sogni contano.

Andrea Caschetto ha ventisette anni, è siciliano di Ragusa e abita il mondo. Premiato dall’Onu per l’impegno nel sociale. “Ambasciatore del Sorriso nel mondo” è stato definito anche per il numero incredibile di amici che lo segue sul web. Qualche anno fa ha girato il mondo per orfanotrofi, regalando il sorriso a migliaia di bambini. “Dove nasce l’arcobaleno”, il libro per Giunti editore che racconta questa esperienza, ha scalato le classifiche. ll 22 marzo 2016, per la Giornata della felicità, è stato invitato a parlare alle Nazioni Unite ricevendo una standing ovation. Da allora ha girato l’Italia per svegliare le sensibilità addormentate e portare un messaggio di pace. Ha ottenuto il premio promosso dal Web Marketing Festival per il suo impegno nel sociale, e nell’ambito del festival Clown&Clown, a Monte San Giusto, si è guadagnato il premio Clown nel cuore. Con i proventi del suo libro precedente e il sostegno degli amici dei social, in Kenya sta facendo realizzare una ludoteca e l’ampliamento di una scuola che si chiama “Dove nasce l’arcobaleno”. Dopo l’Argentina si è avviato lungo le strade dell’Asia, in compagnia di una splendida persona che non smetterà mai di ringraziare.
1 dicembre 2018 ore 18.30
Sala della Costituzione – Palazzo della Provincia – Campobasso
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BORGO VECCHIO
incontro con GIOSUÈ CALACIURA

«Calaciura sa raccontare alla perfezione il momento in cui il sogno, o l’incubo, si fa realtà». Elisabetta Rasy, Il Sole-24 Ore
«Di fronte a Calaciura proviamo lo stesso stupore che ci assale quando leggiamo Thomas Bernhard». Jérôme Ferrari, vincitore del Premio Goncourt 2012
«La tradizione di Calaciura è quella del grande racconto isolano e di una scrittura barocca, fitta di colori e sapori ma anche di sentimenti pieni e dolorosi». Goffredo Fofi, Internazionale
Nelle metropoli esistono spesso delle zone che sembrano concentrare in poche strade l’energia, il carattere, l’oscurità, la violenza e la bellezza della città intera, come fossero un condensato di vita, una versione raggrumata e forte dei sapori di ogni angolo e piazza. Questo è il quartiere di cui racconta Calaciura, una manciata di viuzze nel cuore di Palermo nelle quali si rispecchia e deforma ogni vizio e virtù, cuore e budella, miseria e ricchezza. Qui vivono Mimmo e Cristofaro, bambini e amici fraterni, Carmela e sua figlia Celeste, Totò il rapinatore e l’amico che lo tradirà, qui si allevano cavalli per le corse e si truccano le bilance delle salumerie, mentre i latrati del traghetto si confondono con i lamenti causati dai pugni di un padre ubriaco. Da un lato c’è il mare, col suo vento che scombina gli odori in vortici ballerini, portando fragranza di carne sin dentro le case di chi carne non mangia mai. Dall’altro c’è la piana distesa della città, coi suoi negozi, le signore benestanti, la legge e le guardie. Nei vicoli l’odore del pane sfornato due volte al giorno suscita un tale stupore che ciascuno si segna con la croce, magari mentre le forze dell’ordine prendono d’assedio il quartiere e ne presidiano gli accessi. Ma la città più grande non può soffocare le sue viscere, il suo cuore, perché lì si è posata la sua anima, lì si intravedono i miracoli e la meraviglia di ogni giorno, la fierezza e l’efferatezza dell’antico, del presente, la speranza del futuro.

Giosuè Calaciura è nato a Palermo nel 1960. Giornalista, collabora con Radio Rai, con alcuni quotidiani e diverse riviste. I suoi racconti sono apparsi su «Il Sole-24 Ore», «Lo Straniero» e «Nuovi argomenti»; nell’antologia Disertori (Einaudi, 2001) e in Luna nuova. Nuovi scrittori dal Sud (Argo, 1997). Ha pubblicato tre romanzi: Malacarne (1998), Sgobbo, Premio Selezione Campiello 2002, e La figlia perduta. La favola dello slum (2005). Per Sellerio ha pubblicato Bambini e altri animali (2013).
22 gennaio ore 18.30
Circolo Sannitico – Campobasso
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ORGOGLIO E PREGIUDIZI
Il risveglio delle donne ai tempi di Trump
incontro con TIZIANA FERRAIO
Questo libro comincia una mattina a Washington, il 21 gennaio 2017, giorno della marcia storica di un milione di donne contro il presidente Trump, e attraversa in presa diretta gli Stati Uniti fino ad arrivare in Italia. Un viaggio ricco di incontri e storie appassionanti, spesso difficili, molte delle quali sconosciute. Un racconto intenso, che cattura pagina dopo pagina sempre tenendo ferma l’attenzione sui fatti e su cosa resta da fare per raggiungere una reale parità.
Le donne sono tornate ad alzare la voce chiedendo stesse opportunità di carriera, stessi salari e diritti. Dalle campionesse dello sport alle scienziate più geniali, dalle attrici di Hollywood a tante donne comuni che si stanno preparando per entrare in politica alla ricerca di una rivincita. Dai corsi dedicati alle bambine sull’autostima alle esperienze nei college, dove si cerca di arginare il dramma degli stupri.
E ancora le giornaliste delle redazioni più importanti al mondo che hanno affrontato sfide eccezionali a testa alta. Leggerete storie di donne famose come quella di Megyn Kelly, star tv di Fox News e Nbc, che ha osato sfidare Trump in diretta tv, e storie di donne sconosciute, ma altrettanto potenti, come la libraia italiana che promuove la diffusione dei libri di scienza alle ragazze (perché scienza e matematica non sono appannaggio dei maschi, anzi). Sempre con l’attenzione puntata sul nostro paese, dove tanta strada è stata fatta ma tanta ne resta ancora da percorrere per una società più equa. Questo libro ci aiuta a vedere dove siamo arrivati. Le storie che incontrerete saranno un ottimo spunto di riflessione per riaprire un dialogo e affrontare il cammino che rimane, uomini e donne insieme.

Tiziana Ferraio,  giornalista, inviata, conduttrice Rai, negli ultimi anni ha vissuto come corrispondente a New York seguendo il passaggio dalla presidenza Obama a quella Trump. Raccontando le tensioni e le divisioni crescenti nel paese, è rimasta colpita dalla ventata di orgoglio emersa tra le donne americane che hanno rialzato la testa chiedendo parità e difesa dei loro diritti, considerati a rischio. Da testimone curiosa ha voluto descrivere questo fermento nella speranza di rilanciare un dibattito anche in Italia su come le donne, vittime di omicidi, discriminazioni, stereotipi e pregiudizi, potrebbero contare di più se fossero consapevoli del ruolo subalterno a cui sono spesso costrette. Così, dopo aver documentato per anni come inviata di politica estera guerre e crisi umanitarie dagli angoli più remoti del pianeta, ha deciso di guardare più da vicino a casa nostra sviscerando un tema che sente di estrema urgenza, indicato anche dalle Nazioni unite tra gli obiettivi da raggiungere entro il 2030: la parità di genere, sfida incompiuta di questo secolo.
Ha un marito che vive in Africa Australe, che raggiunge quando può, e un figlio ingegnere, giramondo come i suoi genitori.
Nel 2006 ha scritto “Il vento di Kabul”, pubblicato da Baldini Castoldi Dalai.
30 gennaio ore 18.30
Circolo Sannitico – Campobasso
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L’ARMINUTA
Vincitrice Premio Campiello 2017
incontro con  DONATELLA DI PIETRANTONIO
Per raccontare gli strappi della vita occorrono parole scabre, schiette. Di quelle parole Donatella Di Pietrantonio conosce il raro incanto. La sua scrittura ha un timbro unico, una grana spigolosa ma piena di luce, capace di governare con delicatezza una storia incandescente.
«Ero l’Arminuta, la ritornata. Parlavo un’altra lingua e non sapevo piú a chi appartenere. La parola mamma si era annidata nella mia gola come un rospo. Oggi davvero ignoro che luogo sia una madre. Mi manca come può mancare la salute, un riparo, una certezza».

Ci sono romanzi che toccano corde cosí profonde, originarie, che sembrano chiamarci per nome. È quello che accade con L’Arminuta fin dalla prima pagina, quando la protagonista, con una valigia in mano e una sacca di scarpe nell’altra, suona a una porta sconosciuta. Ad aprirle, sua sorella Adriana, gli occhi stropicciati, le trecce sfatte: non si sono mai viste prima. Inizia cosí questa storia dirompente e ammaliatrice: con una ragazzina che da un giorno all’altro perde tutto – una casa confortevole, le amiche piú care, l’affetto incondizionato dei genitori. O meglio, di quelli che credeva i suoi genitori. Per «l’Arminuta» (la ritornata), come la chiamano i compagni, comincia una nuova e diversissima vita. La casa è piccola, buia, ci sono fratelli dappertutto e poco cibo sul tavolo. Ma c’è Adriana, che condivide il letto con lei. E c’è Vincenzo, che la guarda come fosse già una donna. E in quello sguardo irrequieto, smaliziato, lei può forse perdersi per cominciare a ritrovarsi. L’accettazione di un doppio abbandono è possibile solo tornando alla fonte a se stessi. Donatella Di Pietrantonio conosce le parole per dirlo, e affronta il tema della maternità, della responsabilità e della cura, da una prospettiva originale e con una rara intensità espressiva. Le basta dare ascolto alla sua terra, a quell’Abruzzo poco conosciuto, ruvido e aspro, che improvvisamente si accende col riflesso del mare.

Donatella Di Pietrantonio è la vincitrice del Premio Campiello 2017 con L’Arminuta. Vive a Penne, in Abruzzo, dove esercita la professione di dentista pediatrico. Ha esordito con il romanzo Mia madre è un fiume (Elliot 2011, Premio Tropea). Con Bella mia (Elliot 2014) ha partecipato al Premio Strega. Per Einaudi ha pubblicato L’Arminuta (2017).
8 febbraio ore 18.30
Circolo Sannitico – Campobasso

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LA PIU’ AMATA
seconda classificata al Premio Strega 2017
incontro con TERESA CIABATTI
Mi chiamo Teresa Ciabatti, ho quattro anni, e sono la figlia, la gioia, l’orgoglio, l’amore del Professore.” Il Professore – un inchino in segno di gratitudine e rispetto – è Lorenzo Ciabatti, primario dell’ospedale di Orbetello. Lo è diventato presto, dopo un tirocinio in America, rinunciando a incarichi più prestigiosi, perché è pieno di talento ma modesto, un benefattore, qualcuno dice, un santo. Tutti lo amano, tutti lo temono, e Teresa è la sua figlia adorata. È lei la bambina speciale che fa il bagno nella smisurata piscina della villa al Pozzarello, che costruisce un castello d’oro per le sue Barbie coi 23 lingotti trovati in uno dei cassetti del padre. Teresa: l’unica a cui il Professore consente di indossare l’anello con lo zaffiro da cui non si separa mai. L’anello dell’Università Americana, dice lui. L’anello del potere, bisbigliano alcuni – medici, infermieri e gente del paese: il Professore è un uomo potente. Teresa che dall’infanzia scivola nell’adolescenza, e si rende conto che la benevolenza che il mondo le riserva è un effetto collaterale del servilismo nei confronti del padre. La bambina bella e coccolata è diventata una ragazzina fiera e arrogante, indisponente e disarmante. Ingrassa, piange, è irascibile, manipolatrice, è totalmente impreparata alla vita. Chi è Lorenzo Ciabatti? Il medico benefattore che ama i poveri o un uomo calcolatore, violento? Un potente che forse ha avuto un ruolo in alcuni degli eventi più bui della storia recente? Ormai adulta, Teresa decide di scoprirlo, e si ritrova immersa nel liquido amniotico dolce e velenoso che la sua infanzia è stata: domande mai fatte, risposte evasive. Tutto, nei racconti famigliari, è riadattato, trasformato. E questa stessa contrarietà della verità a mostrare un solo volto Teresa la ritrova quando si mette a scrivere, ossessivamente prova a capire, ad aggrapparsi a un bandolo e risalire alle risposte. Esagerazione, mitomania, oppure semplici constatazioni? Con una scrittura densa, nervosa, lacerante, che affonda nella materia incandescente del vissuto e la restituisce con autenticità illuminandone gli aspetti più ambigui, Teresa Ciabatti ricostruisce la storia di una famiglia e, con essa, le vicende di un’intera epoca. Un’autofiction sincera, feroce, perturbante, che nasce dall’urgenza di fare i conti con un’infanzia felice bruscamenteinterrotta.

Teresa Ciabatti, nata e cresciuta a Orbetello, vive a Roma. Scrittrice e sceneggiatrice. Ha scritto romanzi di successo come Adelmo, torna da me (Einaudi Stile libero), I giorni felici (Mondadori), Il mio paradiso è deserto (Rizzoli), Tuttissanti (Il Saggiatore). Seconda classificata al Premio Strega 2017 con il romanzo La più amata (Rizzoli). Collabora con “Il Corriere della Sera” e con “la Lettura”.
13 febbraio ore 18.30
Circolo Sannitico – Campobasso
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DIRE, FARE, RACCONTARE
breve corso di scrittura
condotto da VALENTINA FARINACCIO
Due pomeriggi per raccontare la scrittura, in tutte le sue sfumature: quella creativa, quella giornalistica, ma anche quella privata, che può servire, certe volte, a far star bene il cuore. Un laboratorio teorico, per raccontare un mestiere (dalla scrittura alla pubblicazione), e uno pratico, per provare a mettere su carta i propri sogni. Necessari, per partecipare, una penna e un quaderno
14 e 15 febbraio
Circolo Sannitico – Campobasso

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APPUNTI PER UN NAUFRAGIO
Reading di e con DAVIDE ENIA
«Il primo sbarco l’ho visto a Lampedusa assieme a mio padre. Approdarono al molo in tantissimi, ragazzi e bambine, per lo più. Né io né mio padre riuscimmo a dire nulla. Era la Storia quella che ci stava accadendo davanti. La Storia che si studia nei libri e che riempie le pellicole dei film e dei documentari. Allora, ho iniziato ad ascoltare alcuni testimoni diretti: i pescatori e il personale della Guardia Costiera, i lampedusani e chi era appena sbarcato. Ma non bastava. Dovevo capire chi ero io, innanzitutto, per riuscire a trovare le parole giuste. Davide Enia. Un padre e un figlio guardano la storia svolgersi davanti a loro, nel mare di Lampedusa. «Appunti per un naufragio è un romanzo. Racconta ciò che sta accadendo nel Mediterraneo – le traversate, i soccorsi, gli approdi, le morti – parla del rapporto tra me e mio padre e affronta la malattia di mio zio, suo fratello».
Lampedusa, da lepas, lo scoglio eroso dalla furia degli elementi, che resiste nella vastità del mare aperto. Oppure Lampedusa da lampas, la fiaccola che risplende nel buio, che sconfigge l’oscurità. Su questa isola protesa a sud, tra Africa e Europa, Davide Enia guarda in faccia chi arriva e chi attende, e narra la storia di un naufragio individuale e collettivo. Da un lato una moltitudine in movimento, che attraversa intere nazioni e poi il Mar Mediterraneo, in immaginazione. Dall’altro, a cercare di accoglierla, un pugno di uomini e donne sul confine di un’epoca e di un continente. Nel mezzo si è posto l’autore stesso, per raccontare la scoperta di ciò che accade davvero in mare e in terra, e il fallimento delle parole che si inabissano nel tentativo di comprendere i paradossi del presente. A partire da una forte esperienza, dal toccare con mano la disumana tragedia degli sbarchi, Enia dà voce ai volontari, agli amici d’infanzia, alle testimonianze dei ragazzi che approdano miracolosamente sull’isola. E mette a nudo le conseguenze emotive di questa realtà toccante e sconcertante, soprattutto nel rapporto con il padre, medico da poco in pensione, che accetta di recarsi con lui a Lampedusa. Ritrovarsi assieme a testimoniare il dolore pubblico di quelli che approdano e di coloro che li salvano dalla morte, accanto a quello privato della malattia dello zio, li spinge a reinventare un rapporto, a forgiare un nuovo e inedito dialogo che si sostituisce ai silenzi del passato.

Davide Enia (Palermo, 1974) è un drammaturgo, attore e romanziere. Nel 2002 scrive, dirige e interpreta «Italia-Brasile 3 a 2» (Premio Speciale Ubu 2003, pubblicato da Sellerio nel 2010). Nel 2003 vince il Premio Riccione Pier VittorioTondelli con «Scanna» che debutta con la sua regia alla Biennale di Venezia nel 2004. Nel 2004 scrive, dirige e interpreta «maggio ’43» (Primo Premio come Miglior Spettacolo al Moldavian International Teatrul Unui Actor, pubblicato da Sellerio nel 2013). Nel 2005 vince come novità drammaturgica il Premio Hystrio e il Premio E.T.I. Per RaiRadio2 scrive e interpreta «Rembò» (Fandango, 2006). Nel 2006 vince il Premio Vittorio Mezzogiorno e il Premio Gassman come miglior talento emergente italiano. Nel 2007 scrive, dirige e interpreta «I capitoli dell’infanzia» (Fandango, 2009). Nel 2009 vince con «Il cuoco» il Premio della Giuria Paolo Bignami e Gianni Quondamatteo al Premio Riccione. Nel 2012 pubblica il suo primo romanzo, Così in terra (Baldini & Castoldi), tradotto in diciotto lingue e pubblicato in tutto il mondo. Nel 2013 è Writer-in-Residence (Nederlands Letterenfonds\Dutch Foundation for Literature) ad Amsterdam. Nel 2014 pubblica il racconto lungo Uomini e pecore (EDT). Nel 2015 è Writer-in-Residence (Passa Porta) a Bruxelles. Nel 2016 con l’edizione francese di Così in terra, Sur cette terre comme au ciel (Albin Michel) vince il Prix du Premier Roman Étranger e il Prix Brignolles come miglior romanzo straniero dell’anno. Nel 2017 dirige ad aprile «L’oca del Cairo», opera incompleta di Mozart, al Teatro Massimo di Palermo. A maggio pubblica il suo secondo romanzo, Appunti per un naufragio (Sellerio).
1 marzo ore 18.30
Circolo Sannitico – Campobasso

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ENZO BIAGI – NON PERDIAMOCI DI VISTA
incontro con LORIS MAZZETTI
I protagonisti del nostro tempo nei ritratti di Enzo Biagi. A dieci anni dalla sua scomparsa, questo volume curato da Loris Mazzetti – storico collaboratore di Biagi: da “Il Fatto” a “Cara Italia”, da “Giro del mondo” a “Rt Rotocalco televisivo” – raccoglie più di cinquanta interviste del grande giornalista realizzate nell’arco di tutta la sua carriera, sia su carta stampata che con il mezzo radiotelevisivo. Molte di queste Biagi le realizzò per Rai Uno prima del famoso “editto bulgaro” del 2002, che decretò la chiusura de “Il Fatto”, trasmissione che una giuria di critici tv ritenne la migliore dei primi cinquant’anni della Rai. Si può dire che Non perdiamoci di vista, più che di giornalismo, sia un libro che racconta la storia. Enzo Biagi è stato un vero e proprio testimone del Novecento, capace di creare con il suo dialogo asciutto, pacato ma inflessibile, dei ritratti umani spesso definitivi sui protagonisti della politica, della vita sociale, dello spettacolo, dello sport. È la nostra Storia, raccontata a due voci: quella di coloro che l’hanno fatta, nel bene e nel male, e quella di un testimone eccezionale per acutezza e sensibilità, capace di dar voce alle domande, agli interrogativi, alla curiosità di tutti noi. Il nostro portavoce quindi. Anche questo è stato Enzo Biagi.
Enzo Biagi intervista:
Roberto Saviano / Michele Sindona / Enrico Mattei / Pier Paolo Pasolini / Enzo Tortora / Tina Anselmi / Sandro Pertini / Walter Reder / Herbert Kappler / Albert Kesselring / Johann “Hans” Peter Baur / Maria José di Savoia / Primo Levi / Carlo Azeglio Ciampi / Indro Montanelli / Giorgio Strehler / Günter Grass / Federico Fellini / Marcello Mastroianni / Luchino Visconti / Mu’ammar Gheddafi / Ali Ağca / Malcolm X / Nilde Iotti / Enrico Berlinguer / Dario Fo / Yasser Arafat / Ugo Tognazzi / Alberto Sordi / Vittorio Gassman / Gian Maria Volonté / Carlo Alberto Dalla Chiesa / Patrizio Peci / Silvio Berlusconi / Gianni Agnelli / Enzo Ferrari / Bill Gates / Rita Levi Montalcini / Umberto Veronesi / Luciano Liggio / Giovanni Falcone / Rudolph William Louis “Rudy” Giuliani / Giuseppe “Pippo” Fava / Salvatore “Salvo” Lima / Tommaso Buscetta / Raffaele Cutolo / Leonardo Sciascia / Cassius Marcellus Clay / Margaret Roberts Thatcher / Gabriel García Márquez / Eugenio Montale / Giuseppe Prezzolini / Eduardo De Filippo / Roberto Rossellini / Woody Allen / Luciano Pavarotti / Joe Cannon / Carlo Maria Martini.
Loris Mazzetti intervista Enzo Biagi

Loris Mazzetti regista e giornalista. Capostruttura Rai 1, Rai 3 e in Direzione Editoriale. Scrive per «il Fatto Quotidiano», insegna all’Università Cattolica di Milano. In tv con Enzo Biagi ha realizzato i programmi: “Il Fatto”, “Viaggio verso il 2000”, “Cara Italia”, “Giro del mondo”, “Rt-Rotocalco televisivo” e gli Speciali: “Omaggio a Sarajevo”, “Gesù rinasce a Cuba”, “A ogni uomo il suo dio”, “Kosovo: la morte è vicina di casa”, “New York senza stelle”. Ha scritto: per Bur Il libro nero della Rai e La macchina delle bugie; per Rizzoli con Enzo Biagi Era Ieri, Quello che non si doveva dire e L’Italia del ’900; per Aliberti editore TAV il treno della discordia, Sono venuto per servire con don Andrea Gallo e Assedio alla toga con Nino Di Matteo. Ha curato per Rizzoli i libri su Enzo Biagi: Io c’ero e I quattordici mesi.
12 marzo ore 18.30
Circolo Sannitico – Campobasso

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DEL DIRSI ADDIO
incontro con MARCELLO FOIS
«Non tutte le luci fanno chiarezza. Nel regno dell’aria questo è un principio assodato: non troppo buio che sottrae, non troppa luce che moltiplica»
Un bambino di undici anni sparisce nel nulla in una Bolzano diafana. Intorno a lui, scheggiato e vivo, il mondo degli adulti, in cui nessuno può dirsi innocente e forse nemmeno del tutto colpevole. Al commissario Sergio Striggio per inciampare nella verità sarà necessario scavare a fondo dentro se stesso, ed essere disposto a una distrazione ininterrotta. A vivere appieno i sentimenti che prova, per una donna e soprattutto per un uomo. A stilare un elenco di cose bellissime. Ad accompagnare un padre ingombrante nel suo ultimo viaggio e a ripensarsi bambino. Perché solo imparando a cambiare punto di vista è possibile chiudere i cerchi e non farsi ingannare da un gioco di specchi.
Quando s’imbatte nel caso del piccolo Michele, scomparso dall’auto dei genitori in un’area di sosta senza lasciare traccia, il commissario Striggio sta attraversando un periodo piuttosto complicato. A casa, Leo vorrebbe che lui la smettesse di nascondere il loro amore, soprattutto al padre. E il padre, dal canto suo, sta per arrivare da Bologna con una notizia sconcertante. La sparizione di Michele – un bambino «speciale», dotato di capacità di apprendimento straordinarie e con seri problemi di relazione – è un ordigno destinato a far deflagrare ogni cosa. A riattivare amori, odii, frammenti di passato che ritornano: perché in gioco è soprattutto l’umanità, in tutte le sue declinazioni. E forse la soluzione può venire piú facilmente proprio dalla dimensione interiore che dagli snodi di un’indagine tradizionale. Per questo, mentre indaga, il commissario vive, pensa, si distrae, si perde. Cosí gli altri intorno a lui. Perché il nuovo romanzo di Marcello Fois è un noir al calor bianco, tesissimo ma continuamente franto, interrotto dalla vita e dai pensieri di chi la sta vivendo, incentrato sui sentimenti e sulla capacità di riconoscerne la voce piú autentica. Fois scolpisce una galleria di personaggi tridimensionali e vivi: gli abitanti della sua storia si scoprono deboli e spesso bugiardi, capaci di rancore ma al contempo in grado di perdonare e di piangere le loro manchevolezze. Genitori, figli, fratelli, colleghi e amanti: tutti partecipi di un mistero che sta ben attento a nascondere la propria soluzione fino alle battute conclusive, quando Fois cala finalmente gli assi e rivela ancora una volta la sua grande tempra di narratore universale.

Marcello Fois, (Nuoro 1960) scrittore, vive e lavora a Bologna da molti anni. Laureato in Italianistica, è un autore prolifico, non solo in ambito letterario, ma anche nel campo teatrale, radiofonico e della fiction televisiva.
Tra i tanti suoi libri ricordiamo Picta (premio Calvino 1992), Ferro Recente, Meglio morti, Dura madre, Piccole storie nere, Sheol, Memoria del vuoto (premio Super Grinzane Cavour, Volponi e Alassio 2007), Stirpe (premio Città di Vigevano e premio Frontino Montefeltro 2010), Nel tempo di mezzo (finalista al premio Campiello e al premio Strega 2012), L’importanza dei luoghi comuni (2013), Luce perfetta (premio Asti d’Appello 2016), Manuale di lettura creativa (2016), Quasi Grazia (2016) e Del dirsi addio (2017).
21 marzo ore 18.30
Circolo Sannitico – Campobasso

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IL BAMBINO NELLA NEVE
incontro con WLODEK GOLDKORN
Cos’è la memoria? Cos’è il passato? Cosa resta delle vite e delle morti di chi abbiamo amato, di chi ci ha preceduto? Riflessioni universali, che diventano lancinanti quando si applicano al passato di un ebreo, polacco e comunista, cresciuto nel dopoguerra in una patria che l’ha poi rinnegato.
Wlodek Goldkorn è da molti anni un’autorevole voce  della cultura italiana, ha intervistato grandi artisti, scrittori, premi Nobel, e raccontato molte storie – mai la sua personale. Quella di un bambino nato da genitori scampati agli orrori della seconda guerra mondiale, che abitava in una casa abbandonata dai tedeschi in fuga, ancora piena di piatti e mobili provvisti di svastica, che crebbe nel vuoto di una memoria familiare impossibile da raccontare, impossibile da dimenticare, impossibile da vivere.
“Poi, capita che nascano i nipotini. E arriva il momento in cui ci si pone la domanda: come dire loro l’indicibile? Come trasmettere la memoria?” Ecco allora un viaggio di ritorno: a Cracovia, a Varsavia, ad Auschwitz, a Bełz•ec, a Sobibór, a Treblinka. E un viaggio nella memoria, da ricostruire, da inventare, da proiettare nel futuro: i genitori, gli amici, gli eroi e le vittime, il ragazzino che gioca con i compagni nel cortile fingendo di essere ad Auschwitz, l’uomo che sceglie Marek Edelman come maestro di vita, il nonno che deve raccontare ai nipoti la storia. Un viaggio che non ha paura di spingersi nel buio più profondo del Novecento, senza perdere la chiarezza dello sguardo, il disincanto di chi sa che ogni ricordo è anche fantasia, che essere figlio dell’Olocausto non significa immedesimarsi nelle vittime ma deve portare alla rivolta. Senza perdere la forza morale di chi pensa che “la venuta del Messia sarà irrilevante.
E per questo dobbiamo fare come se lo aspettassimo”.
 “Ma poi, cosa è Auschwitz? Cosa ne rimane? E cosa deve rimanere? Per me, prima di tutto Auschwitz è un cimitero. Il mio cimitero di famiglia.”

Wlodek Goldkorn è stato per molti anni il responsabile culturale de «L’Espresso». E’ una delle voci più prestigiose della cultura italiana ed ebraica. Ha lasciato la Polonia, sua terra nativa, nel 1968. Vive a Firenze. Ha scritto numerosi saggi sull’ebraismo e sull’Europa centro-orientale. È co-autore con Rudi Assuntino di Il Guardiano. Marek Edelman racconta (Sellerio, 1998) e con Massimo Livi Bacci e Mauro Martini di Civiltà dell’Europa Orientale e del Mediterraneo (Longo Angelo, 2001) e autore di La scelta di Abramo. Identità ebraiche e postmodernità (Bollati Boringhieri, 2006). Per Feltrinelli ha pubblicato Il bambino nella neve (2016)
marzo
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LE TRE DEL MATTINO
incontro con GIANRICO CAROFIGLIO
Un padre e un figlio. La storia di un incontro che li cambierà per sempre. Un commovente romanzo di scoperte e formazione.
Antonio è un liceale solitario e risentito, suo padre un matematico dal passato brillante; i rapporti fra i due non sono mai stati facili. Un pomeriggio di giugno dei primi anni Ottanta atterrano a Marsiglia, dove una serie di circostanze inattese li costringerà a trascorrere insieme due giorni e due notti senza sonno. È cosí che il ragazzo e l’uomo si conoscono davvero, per la prima volta; si specchiano l’uno nell’altro e si misurano con la figura della madre ed ex moglie, donna bellissima ed elusiva. La loro sarà una corsa turbinosa, a tratti allucinata a tratti allegra, fra quartieri malfamati, spettacolari paesaggi di mare, luoghi nascosti e popolati da creature notturne. Un viaggio avventuroso e struggente sull’orizzonte della vita. Con una lingua netta, di precisione geometrica eppure capace di cogliere le sfumature piú delicate, Gianrico Carofiglio costruisce un indimenticabile racconto sulle illusioni e sul rimpianto, sul passare del tempo, dell’amore, del talento.
«E papà suonò da solo. Io non lo avrei confessato nemmeno a me stesso, ma ero orgoglioso e fiero di lui, e avrei voluto dire a chi mi stava vicino che il signore alto, magro, dall’aspetto elegante che era seduto al piano e sembrava molto piú giovane dei suoi cinquantun anni, era mio padre. Quando finí, inseguendo il senso di ciò che aveva suonato in due scale conclusive e malinconiche, scoppiò un applauso pieno di simpatia. E anch’io applaudii e continuai a farlo finché non fui sicuro che mi avesse visto, perché cominciavo a capire che esistono gli equivoci e non volevo che ce ne fossero in quel momento».

Gianrico Carofiglio (Bari Maggio 1961) ha scritto racconti, romanzi, saggi. I suoi libri, sempre in vetta alle classifiche dei best seller, sono tradotti in tutto il mondo. Ha inventato il popolarissimo personaggio dell’avvocato Guido Guerrieri, cui è stata dedicata una serie televisiva di successo. Per Einaudi ha scritto il racconto La doppia vita di Natalia Blum raccolto nell’antologia Crimini italiani, Cocaina, con Massimo Carlotto e Giancarlo De Cataldo (Stile libero 2013), Una mutevole verità (Stile libero 2014), La regola dell’equilibrio (Stile Libero 2014 e Super ET 2016), Passeggeri notturni (Stile Libero 2016), L’estate fredda (Stile Libero 2016) e Le tre del mattino (Stile Libero 2017).
PREMIO SPECIALE alla carriera della XXVII edizione del premio letterario Castelfiorentino di Poesia e Narrativa 2016.
aprile
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LE POCHE COSE CERTE
incontro con VALENTINA FARINACCIO
Arturo è un quarantenne complicato, affascinante quasi suo malgrado, quando sale sul tram numero 14, quello che da Porta Maggiore scandisce piano tutta la Prenestina. Una corsa lenta, e velocissima, che dura una vita, due, e tre; una corsa rotta dagli imprevisti, fatta di pensieri scomodi come i sedili di plastica dura, di sconosciuti saliti al volo, di sguardi, speranze e fantasie. Arturo: come il protagonista dell’Isola di Elsa Morante. In testa ha Atlantide: una ragazza perfetta e misteriosa come l’isola leggendaria di Platone. Si sono trovati, in un tempo che pareva quasi il “c’era una volta” delle fiabe, poi si sono persi e chissà se è arrivato il momento di rincontrarsi. Lui, intanto, è sul tram numero 14: con la paura soffocante di non avere il coraggio di scendere quando, nell’ultima pagina, dovrà farlo per capire se il trentenne di dieci anni prima è pronto a diventare un uomo. Tanta vita e nulla di certo, in questa storia. Tranne una cosa: che fra un’isola e l’altra c’è sempre il mare.

Valentina Farinaccio, è nata a Campobasso nel 1980. Ha esordito nel 2016 con il romanzo “La strada del ritorno è sempre più corta” (Mondadori), vincitore del premio Rapallo Carige Opera Prima, del premio Edoardo Kihlgren Opera Prima – Citta di Milano, e del Premio Adotta un esordiente. Scrive per “Il Venerdì di Repubblica”, parla di musica su Radio Capital e Rai Uno, e sta per pubblicare, sempre per Mondadori, il suo secondo romanzo. Da molti anni vive a Roma.
aprile
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DIVORZIARE CON STILE
incontro con DIEGO DE SILVA
Ci sono personaggi che continuano a camminarci in testa anche a libro chiuso, tanto vivi che sembra d’incontrarli in giro. Vincenzo Malinconico è cosí, funziona per contagio. Spara battute a mitraglia e ci costringe a pensare ridendo. Per questo lo seguiamo ovunque senza stancarci mai: mentre pontifica sotto la doccia o mentre esercita (si fa per dire) la professione di avvocato nel suo loft Ikea. Fino al ristorante dove incontra Veronica Starace Tarallo, bella da stordire e per nulla disposta a darla vinta al marito nella causa di separazione. E siamo con lui anche quando esce dalle battaglie sconfitto ma fedele a se stesso: quasi geniale, quasi risolto, quasi felice. Un uomo a cui manca sempre    tanto    così.
Mentre vive, Vincenzo Malinconico cerca di capire come la pensa. Per questo discetta su tutto, benché nessuno lo preghi di farlo. Abilissimo nell’analizzare i problemi ma incapace di affrontarli, dotato di un’intelligenza inutile e di un umorismo autoimmune, si abbandona alla divagazione filosofica illuminandoci nell’attimo in cui ci fa saltare sulla sedia dal ridere. Malinconico, insomma, è la sua voce, che riduce ogni avventura a un racconto infinito, ricco di battute fulminanti e di digressioni pretestuose e sublimi. Puri gorgheggi dell’intelletto. Questa volta Vincenzo e la sua voce sono alle prese con due ordini di eventi: il risarcimento del naso di un suo quasi-zio, che in un pomeriggio piovoso è andato a schiantarsi contro la porta a vetri di un tabaccaio; e la causa di separazione di Veronica Starace Tarallo, sensualissima moglie del celebre (al contrario di Malinconico) avvocato Ugo Maria Starace Tarallo, accusata di tradimento virtuale commesso tramite messaggini, che Tarallo (cinico, ricco, spregiudicato e cafone) vorrebbe liquidare con due spiccioli. La Guerra dei Roses tra Veronica e Ugo coinvolgerà Vincenzo (appartenente da anni alla grande famiglia dei divorziati) molto, molto piú del previsto. E una cena con i vecchi compagni di scuola, quasi tutti divorziati, si trasformerà in uno psicodramma collettivo assolutamente esilarante. Perché la vita è fatta anche di separazioni ricorrenti, ma lo stile con cui ci separiamo dalle cose, il modo in cui le lasciamo e riprendiamo a vivere, è – forse – la migliore occasione per capire chi siamo. E non è detto che sia una bella scoperta.

Diego De Silva è nato a Napoli nel 1964. Presso Einaudi ha pubblicato il romanzo Certi bambini (2001), premio selezione Campiello, da cui è stato tratto il film omonimo diretto dai fratelli Frazzi. Sempre presso Einaudi sono usciti i romanzi La donna di scorta (2001), Voglio guardare (ultima edizione, ET Scrittori 2017), Da un’altra carne (2004 e 2009), Non avevo capito niente (2007 e 2010, Premio Napoli, finalista al premio Strega), Mia suocera beve (2010 e 2012), Sono contrario alle emozioni (2011 e 2013), Mancarsi (2013), il racconto Il covo di Teresa (2013, nella collana digitale dei Quanti) e la pièce Casa chiusa, pubblicata con i testi teatrali di Valeria Parrella e Antonio Pascale nel volume Tre terzi. Nel 2013 Einaudi ha pubblicato la trilogia Arrangiati, Malinconico (che riunisce in un unico volume Non avevo capito niente, Sono contrario alle emozioni, Mia suocera beve), nel 2015 il romanzo Terapia di coppia per amanti (ultima edizione Super ET, 2017) e nel 2017 Divorziare con stile. Suoi racconti sono apparsi nelle antologie Disertori, Crimini, Crimini italiani, Questo terribile intricato mondo. È fra gli autori di Scena padre (Einaudi 2013), Giochi criminali (Einaudi Stile Libero 2014, con Giancarlo De Cataldo, Maurizio de Giovanni e Carlo Lucarelli) e Figuracce (Einaudi Stile Libero, 2014). Isuoi libri sono tradotti in Inghilterra, Germania, Francia, Spagna, Olanda, Portogallo e Grecia.
aprile
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PREMIO LETTERARIO “MICHELE BULDRINI” – XVI edizione

Sezione scuola
Aperto agli studenti del triennio delle scuole superiori di tutta la regione ed offre ai partecipanti la possibilità di soddisfare l’esigenza creativa attraverso la costruzione di un racconto ambientato nel Molise dei nostri giorni.

Sezione giovani
Aperto ai giovani di età fino ai trentacinque anni.

Cerimonia di premiazione
maggio
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TIRA LA BOMBA
incontro con PINO ROVEREDO
Giuliano, Mirko, Stefano. Un’amicizia lunga cinquant’anni. Tre ragazzini persi nei loro giochi, accomunati da vite semplici vissute nel perimetro dello stesso rione, scoprono una bomba rimasta inesplosa nel corso della Seconda guerra mondiale. È pericolosa ma anche molto affascinante, un talismano, un segreto che li unisce e che dà forma al loro legame: la bomba diventa il loro alibi, il loro scudo, l’oggetto magico a cui ricorrere tutte le volte che si sentono insicuri o in difficoltà. Questa volta Pino Roveredo non ci parla di emarginazione e solitudine, ma di esseri che crescono, sperano, desiderano e fantasticano con tutto lo slancio dell’infanzia: e lo fa col suo tono leggero e pungent, onesto e diretto, pronto a scherzare sui drammi della vita perché è l’unico modo per affrontarla senza farsi abbattere.

Pino Roveredo è nato a Trieste nel 1954. Ha scritto racconti, romanzi, testi teatrali. Si è sempre occupato di ultimi, dai reclusi per decenni negli ospedali psichiatrici ai tossicodipendenti; è garante dei detenuti del Friuli Venezia Giulia.
Dopo l’esordio nel 1996 con Capriole in salita ha vinto il Premio Campiello nel 2005 con Mandami a dire. Per Bompiani ha pubblicato anche Caracreatura, Attenti alle rose, La melodia del corvo, Mio padre votava Berlinguer, Ballando con Cecilia e Mastica e sputa.
maggio
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SCRITTO DI CUORE
Concorso nazionale di scrittura rivolto agli istuti carcerari – seconda edizione


La lettera nel sistema carcerario è un importante strumento  di contatto con l’esterno. Il concorso intende far emergere l’affettività dei detenuti che da sempre trova nella scrittura la migliore forma di espressione.
Una lettera “scritta di cuore” stabilisce un ponte/dialogo  con persone e luoghi  che hanno coinvolto, dal punto di vista emotivo e sentimentale, lo scrivente nel corso della vita.

Cerimonia di premiazione
giugno
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